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Storia del tartufo

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Storia del tartufo

Carlo Vittadini

Carlo Vittadini

CARLO VITTADINI (botanico e micologo) scrisse “Monographia Tuberacearum” (1831) dove per la prima volta classificò scientificamente le diverse specie di tartufo, tanto che molti tartufi contengono nel loro nome scientifico la sigla Vittadini (Vitt.).

Gioacchino Rossini

GIOACCHINO ROSSINI, grande amante del tartufo, lo utilizzò in numerosi piatti: il più famoso rimane il “Filetto alla Rossini”.

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Camillo Benso Cavour di Ciseri

Conte Camillo Benso di Cavour

Il CONTE CAMILLO BENSO DI CAVOUR richiedeva spesso il tartufo per i menu ufficiali, e quindi il prezioso tubero promuoveva i rapporti diplomatici con l’estero.

Cosa significa il nome Tartufo?

Tartufo” deriva dall’espressione latina “terrae tufer”, escrescenza della terra dove si sarebbe usato il tufero al posto del tubero.

Il tartufo è conosciuto fin dall’antichità: è sempre stato considerato misterioso e mitico.

La sua antica presenza è certa tra le popolazioni mediterranee, e le prime notizie si hanno in “Naturalis Historia” dello studioso latino Plinio il Vecchio (79 d.C.) da cui si deduce che il tubero era molto apprezzato sulle tavole romane che lo avevano conosciuto e apprezzato da Etruschi.

Si narra che i Babilonesi lo conoscessero già nel 3000 a.C. e abbiamo prove della sua presenza anche nella dieta dei Sumeri e durante il tempo del patriarca Giacobbe, intorno al 1700 a.C.

La sua fama crebbe dalla Mesopotamia alla Grecia, dove nel I secolo d.C. il filosofo Plutarco di Cheronea formulò la fantasiosa ipotesi secondo cui i tartufi sarebbero stati generati dalla combinazione di acqua, fuoco e fulmini scagliati da Zeus/Giove presso una quercia a lui sacro, e ciò fu poi ripreso anche dal poeta Giovenale: inoltre, poiché Zeus/Giove era famoso anche per la sua attività amatoria, i tartufi erano considerati afrodisiaci, tanto che il medico greco Galeno scrisse che erano molto nutrienti e che inducevano il piacere erotico.

In epoca romana il tartufo era molto apprezzato per il suo sapore e aveva un prezzo elevato a causa della sua rarità, a causa della sua difficile reperibilità: le prime ricette a base di tartufo si trovano nel “De re coquinaria”, opera di Marco Gavio detto Apicius, un famoso gastronomo vissuto ai tempi dell’imperatore Tiberio.

Durante il Medioevo il tartufo era considerato “cibo del diavolo” e bandito da ogni dieta: si credeva che fosse velenoso, e questo dipendeva dal fatto che poteva crescere in terreni dove c’erano nidi di vipere, attrezzi di ferro arrugginito o addirittura cadaveri o carcasse.

Il tartufo non solo fu riscoperto, ma divenne anche un grande protagonista delle mense aristocratiche durante il Rinascimento: basti pensare che Caterina de’ Medici portò alla corte francese il tartufo bianco che cresceva nel Castello Mediceo di Cafaggiolo a Barberino di Mugello (FI) nel 1500.

La pratica dell’utilizzo del tartufo per insaporire le pietanze si diffuse nel 1700, una volta abbandonata l’abitudine di condire i cibi con notevoli quantità di spezie: tale uso prese piede in diverse corti europee, soprattutto in Francia, dove vi era una predilezione per i Tartufo nero pregiato (Tuber melanosporum Vitt.) e in Italia dove il consumo di Tartufo Bianco (Tuber magnatum Pico).

Oggi anche la fama del tartufo è molto forte: è considerato uno dei cibi più prelibati di sempre, uno dei preferiti dai professionisti dell’alta cucina.

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